L'eredità del Prof. Bellini: l'arte di insegnare senza forzare
Un omaggio della Terza Serale Informatica (3SI) al professor Gianni Bellini, colonna dell'ITI Marconi di Verona, che ad agosto lascerà la cattedra dopo 43 anni di insegnamento.
Dopo oltre quattro decenni passati tra i corridoi e i laboratori del nostro istituto, ad agosto il professor Gianni Bellini, docente di Informatica (SRI e TPI), andrà in pensione. Con il suo addio alla cattedra, la classe 3SI e l'intero ITI Guglielmo Marconi non perdono soltanto un insegnante di straordinario valore tecnico, ma un vero e proprio punto di riferimento umano e formativo.
Per celebrare il suo percorso e salutare il docente prima del termine dell'anno scolastico, lo studente Simone Volpe della Terza Serale Informatica ha scritto una toccante lettera aperta. Il ritratto che ne emerge è quello di un uomo metodico, un "maratoneta" della scuola che ha sempre preferito l'ascolto alla visibilità, l'empatia al protagonismo, e che ha applicato all'insegnamento una filosofia unica: l'approccio “pull”. Non imporre il sapere, ma stimolare la curiosità degli studenti affinché siano loro a voler fare il passo verso la conoscenza.
"Quando il professor Bellini lascerà l’aula, non lascerà solo una cattedra vuota. Lascerà un metodo, un atteggiamento, un esempio concreto di cosa significhi lavorare con rigore, rispetto e coerenza."
Invitiamo tutti gli studenti, specialmente chi non ha avuto la fortuna di averlo in cattedra, a leggere questo splendido omaggio e a cercare il Prof. Bellini per un saluto o un consiglio prima del suo pensionamento.
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Di seguito pubblichiamo integralmente il testo scritto da Simone Volpe per la redazione di Radio Marconi.
Un docente che “Tira” e non “Spinge”
di Simone Volpe (3SI) — Verona, 22 gennaio 2026
Dopo oltre 43 anni di insegnamento, il professor Gianni Bellini, docente di Informatica (SRI e TPI) presso l’ITI Guglielmo Marconi di Verona, ci ha informati che ad agosto andrà in pensione. Con lui, la 3SI perderà un insegnante di grande valore. E, cosa forse ancora più rilevante, perderà un riferimento.
Chi scrive non ha la pretesa di averlo conosciuto fino in fondo. Quattro mesi non bastano per raccontare quarantatré anni di insegnamento. Sarebbe presuntuoso anche solo provarci. Ma se in quattro mesi noi studenti della Terza Serale Informatica lo abbiamo conosciuto così, è probabile che molto altro resti fuori da questo racconto. Doti che non abbiamo avuto il tempo di vedere, esperienze che non ci sono state trasmesse, storie che non conosciamo.
Quello che possiamo raccontare è ciò che abbiamo visto. Il professor Bellini non ama stare al centro dell’attenzione. Non cerca visibilità, non ama la pubblicità, rifugge le lusinghe. Preferisce restare in disparte, evitare le dispute inutili, mantenere un profilo basso. Non per distacco, ma per scelta consapevole.
È un maratoneta. Costante, metodico, instancabile. Uno che studia ancora, che ascolta prima di parlare, che riflette prima di spiegare. Prima di insegnare qualcosa cerca di capirla fino in fondo. Non insegna per abitudine, non ripete per inerzia. È estremamente critico con sé stesso, molto più di quanto lo sia con gli altri. E quando avrebbe tutte le ragioni per criticare, spesso sceglie di non farlo. Prosegue nel suo modo di operare, convinto che il lavoro serio e coerente valga più di qualsiasi discussione.
L’approccio “pull”, non “push”
C’è un aneddoto che chiarisce bene il suo modo di essere. Il professor Bellini dice di non amare l’approccio “push”. Non crede nel tentativo di inculcare concetti nuovi forzandoli, solo perché più moderni o più performanti. Imporre il sapere, secondo lui, non funziona.
Il suo approccio è “pull”. Mostra che esistono metodi diversi. Fa capire che esistono modi nuovi e più efficienti di fare le cose. Poi si ferma. Non pretende che vengano accettati subito. Non insiste. Lascia che siano le persone a fare il passo, a chiedere informazioni quando sono pronte a volerle imparare davvero.
Prima di spiegare riflette se l’interlocutore può capire. Se non può, o non vuole, non perde tempo a discutere: non vale la pena disquisire per principio. Non per arroganza, ma per rispetto della libertà altrui. Ognuno deve essere libero di continuare per la propria strada. Quando invece lo studente è pronto, allora spiega. Con rigore, con precisione. Senza spettacolo e senza semplificazioni inutili.
Un insegnante, prima ancora che un tecnico
Con gli studenti è sempre attento ed empatico. Segnala errori, cattive abitudini, imprecisioni — sempre con rispetto e garbo. Non per mania di protagonismo, ma per onesto operare. Il suo obiettivo non è solo trasmettere nozioni, ma aiutare a costruire logica, metodo e capacità di affrontare i problemi, per saper fare problem solving e togliersi dai pasticci senza improvvisare.
Di sé dice di non essere né un ottimo programmatore, né un ottimo sistemista, né un ottimo docente. Chi lo ha avuto come insegnante sa che non è così. È tutte queste cose. È, soprattutto, una Brava Persona.
Guardare dall’alto
Sappiamo che ama la mountain bike e affronta le strade di montagna. Scala. Sale. Fatica. La fatica della salita conta poco rispetto alla vista che si apre una volta arrivati in vetta. Forse è anche per questo che il suo modo di giudicare è così misurato: per giudicare bene bisogna lottare, salire, guardare le cose dall’alto. Criticare restando sotto, non serve a nulla.
Quando il professor Bellini lascerà l’aula, non lascerà solo una cattedra vuota. Lascerà un metodo, un atteggiamento, un esempio concreto di cosa significhi lavorare con rigore, rispetto e coerenza. E questo, per una scuola, vale più di qualsiasi celebrazione.
Ecco dunque il motivo di questo articolo: ragazzi, studenti, giovani compagni; avete pochi mesi… Cercatelo nei corridoi… Per chi non avesse la fortuna di averlo come insegnante, chiedete di poterlo incontrare, prima che se ne vada in pensione. Cercate di conoscerlo, e ascoltate in silenzio almeno una sua lezione!
Prof. Bellini, abbiamo ancora del tempo da trascorrere insieme. Ma il tempo vola e già ci manca!






